TRIESTE, IERI UN SECOLO FA
CD - Splasc(h) Records

Mario Fragiacomo

Diane Rama: vocals
Mario Fragiacomo: trumpet
Arrigo Cappelletti: piano, glockenspiel
Luca Bonvini: trombone
Angelo Contini: trombone
Emilio Soana: trumpet
Marco Lasagna: tenor sax
Roberto Meroni: contralto sax
Claudio Pascoli: soprano and tenor saxes
Marcello Noia: clarinet, tenor sax
Renato Rivolta: flute
Riccardo Luppi: flute
Fiorenzo Gualandris: bass tuba
Roberto Della Grotta: double bass
Franco Feruglio: double bass
Marco Volpe: drums
Filippo Monico: percussion
Bruno Astesana: symphonic plates

MARIO FRAGIACOMO
"Trieste, ieri un secolo fa"

Non si può certo imputare a Fragiacomo di cavalcare l'onda della recente moda che ha fatto (e fa) avvicinare il jazz alla musica dell'Est Europa: lo conferma la ristampa in Cd di "Trieste, ieri un secolo fa" (titolo ripreso da un volume di racconti di Fulvio Tomizza), il primo e affascinante album (miglior disco italiano del 1988, secondo il Top Jazz), che in tempi, come si suol dire, non sospetti aveva appunto coniugato splendidamente il suo jazz con la musica popolare mitteleuropea, nella fattispecie quella triestina.
Il lavoro presenta un artista già maturo: un solista dal pronunciato senso lirico e con il gusto dell'asimmetria "simmetrica", e anche un abile compositore o, forse meglio, ideatore di situazioni musicali che si rifanno con efficacia sentimentale alla Trieste del dopoguerra vista attraverso i ricordi di un bambino; le memorie partono con un tenero omaggio alla canzone in dialetto triestino (Trieste mia, cantata dalla brava Diane Rama) e si concludono con l'angosciante e tormentato tema di Foibe, passando per Alte Kameraden, una classica marcia bandistica fracassona, e Ricordo di Ettore Schmitz, dall'incedere passionale e melanconico, con Della Grotta e lo stesso Fragiacomo bravissimi.

Aldo Gianolio

Rivista "Musica Jazz" nr. 12, dicembre 2006


MARIO FRAGIACOMO
TRIESTE, IERI UN SECOLO FA
(Splasc(h) Records - CD H543.2)

Ristampa su cd, quasi vent'anni dopo, del 33 giri d'esordio dell'allora trentenne trombettista triestino, presentato dallo scrittore Fulvio Tomizza e dedicato alla propria città: un concept album, in cui memoria collettiva e ricordi personali, storia civile e drammi politici vengono messi in scena o evocati con un jazz in grado di unire il post-free a reminiscenze e citazioni di marce asburgiche o di antiche canzoni. In questa kermesse mitteleuropea, l'organico spazia dal duo alla big band con gli onnipresenti Diane Rama (canto lirico) e Arrigo Cappelletti (piano e tastiere).

Guido Michelone

ALIAS n. 40 del 14.10.2006 - ULTRASUONATI
Supplemento settimanale del quotidiano "Il Manifesto"
Giudizio artistico: IMMENSO
www.ilmanifesto.it/rec/recedischi.html


Trieste, Ieri un Secolo Fa
Mario Fragiacomo | Splasc(h) Records - distr. IRD
24 luglio 2006

di Pierpaolo Faggiano

Troppo spesso le case discografiche si mostrano riluttanti a ristampare dischi di jazz italiano degli anni '80, quando il 33 giri stava per cedere il passo all'ormai imperante formato digitale, facendosi inconsapevolmente (?) promotrici della cancellazione di un percorso creativo a volte di alto livello e alimentando il mercato di un collezionismo senza regole.

Ben venga dunque lo sforzo di Mario Fragiacomo per togliere dall'oblio questo disco dello storico catalogo Splasc(H) (il primo a nome del trombettista triestino) che nell'88 guadagnò i favori della critica, staccandosi nettamente dalla media della produzione del periodo. Il disco non solo presenta un artista maturo, dal pronunciato senso melodico e del fraseggio asimmetrico, ma ci dà la possibilità di riascoltare musicisti il cui valore è stato spesso dimenticato, come Roberto Della Grotta, che con il suo walking bass scuro e corposo marchia a fuoco tutto il lavoro.

L'album si può considerare anticipatore di quel filone che mette insieme jazz e tradizioni popolari dell'est Europa (oggi divenuto una moda nella quale - va detto - con l'ultima produzione, Balkan Project, è inciampato lo stesso Fragiacomo) ma è soprattutto un viaggio nella memoria dell'artista: la Trieste del dopoguerra vista attraverso i ricordi di un bambino; una città con i suoi contrasti, con le sue angoscie crescenti (il delirio patriottico dell'annessione all'Italia, il dramma dell'esodo, le foibe, la macchia indelebile della risiera di San Sabba) ma capace di esprimere un sensibiltà culturale senza paragoni.

Trieste, la città di Italo Svevo, di Umberto Saba, di James Joyce. Di Fulvio Tomizza, al cui volume di racconti si rifà il titolo del disco. "Risentire il lavoro oggi, dopo tanto tempo - afferma Fragiacomo nelle note introduttive - non mi ha provocato un senso di tempo andato, di cose vecchie. Al contrario, ho ritrovato tanta freschezza, come se l'incisione fosse avvenuta oggi. Infatti, inconsapevolmente mi sono accorto che le mie scelte appassionate di allora e l'amore per la musica folkloristica, naturalmente rinvigorita da un solido e lucido linguaggio jazzistico, mi avevano fatto anticipare i tempi, le mode di oggi".

Dunque, Mario Fragiacomo e Trieste. Un viaggio che parte con un delicato e onirico omaggio alla canzone in dialetto triestino e si conclude con l'angosciante tema di "Foibe", passando per "Alte kameraden" una delle più classiche marce che si conoscano, dal piglio gioiosamente bandistico, e "Ricordo di Ettore Schmitz", dall'incedere melodrammatico, con Della Grotta e lo stesso Fragiacomo semplicemente superlativi.

Tra colto e popolare, "Trieste" riesce ancora oggi ad emozionare e ad indicare la strada.

Diciotto anni dopo.

Discografia di Mario Fragiacomo su http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=554


Il jazz senza tempo di Mario Fragiacomo in un cd.
Per Fulvio Tomizza era un «frutto maturo»

TRIESTE - Sta per uscire per la Splasch Records di Milano la riedizione in CD dell'album di Mario Fragiacomo "Trieste, ieri un secolo fa" uscito nel 1988 con la presentazione di Fulvio Tomizza. "Il suo frutto più maturo, questo disco - scriveva allora l'autore istriano, uno dei cui racconti era stato ispirazione per il titolo del CD - non poteva non riguardare Trieste. Anzi si è risolto in un atto di omaggio e di fede alla città emarginata."
Voglio ristampare il disco - aveva annunciato lo scorso autunno Fragiacomo giunto a Trieste e poi a Pola, con un gruppo di musicisti delle nostre terre, per il concerto dedicato ad Endrigo. Ora, il CD è quasi una realtà con, naturalmente, un nuovo impianto grafico.

* Un regalo di primavera, quindi. Ma da quali presupposti nasce questa nuova iniziativa?

"Come si saprà nell'ambiente, sono nato a Trieste nel periodo del Territorio Libero che all'epoca veniva identificato con la sigla A.M.G.-F.T.T. (Allied Military Government-Free Territory Trieste) ed era stato costituito dall'Amministrazione Militare internazionale provvisoria tra il 1947 e il 1954".

* Perché questa precisazione?

"Perché posso dire, anche se giuridicamente sono italiano, di essere nato in una specie di limbo o, come sosteneva Hermann Bahr, lo scrittore della Finis Austriae, in una strana città che non è una città, dove si ha l'impressione di non essere in alcun posto. Dove si ha la sensazione di essere sospesi nell'irrealtà".

* Tomizza ti aveva definito un immigrato speciale, proprio per il tuo attaccamento alla città che non è venuto meno neanche a Milano.

"Infatti, non a caso, a Milano è stato costituito il Mitteleuropa Ensemble, gruppo con cui lavoro da più di un decennio, formatosi nell'ambito del panorama jazzistico italiano. Ho voluto sopperire alla mancanza di un'identificazione musicale specifica della cultura mitteleuropea in Italia. E su questa linea progettuale mi sono mosso nell'ambito della rielaborazione in chiave jazzistica sia del mondo della musica Klezmer, sia di quello più ampio della Mitteleuropa intesa come luogo culturale posto al crocevia tra Oriente e Occidente, con particolare riferimento al mondo balcanico. Ma il gruppo si muove anche nel campo della multimedialità, con particolare attenzione all'incontro tra musica e letteratura, improvvisazione e poesia come testimonia il progetto 'Versi in Jazz' premiato con la Targa Mazars-Edizione 2002 dell'Università Bocconi di Milano".

* È una formazione aperta al dialogo?

"Non potrebbe che essere così. Nel tempo, infatti, ha avuto modo di collaborare con musicisti prestigiosi e di varia estrazione quali, tra gli altri, Markus Stockhausen, Luca Bonvini, Arrigo Cappelletti, Diane Rama, si è poi ritagliata uno spazio originale nell'odierno panorama musicale italiano poiché presenta un tipo di repertorio di frontiera che, a livello nazionale, è decisamente poco battuto".

* Quale ruolo ha avuto ed ha la lontananza dal tuo mondo?

"Devo dire che proprio la lontananza da Trieste mi si è rivelata uno stimolo determinante per la rivendicazione della mia 'triestinità' proposta anche attraverso lo studio, e in parte l'identificazione con i personaggi mito della cultura della città. Avendo assorbito dalla nascita quel particolare milieu letterario sono nate mie composizioni su Svevo, Saba, Slataper, Cergoly, Joyce, ma soprattutto ho sentito il bisogno di dovermi confrontare con ciò che stava dietro 'Trieste': il suo passato absburgico, per esempio, oltre che la più recente storia. La Trieste del delirio patriottico dell'annessione all'Italia, la Trieste piena di inquietudini oniriche, su cui si innesta la psicanalisi di Weiss, le migrazioni degli istriani e fiumani, l'esilio dei dalmati, i martiri delle foibe sul Carso, la Risiera di San Sabba".

* Esaltazione e sofferenza?

"Aver vissuto in un ambiente così estremo porta sicuramente a una grande introspezione, a una ricerca di se stessi. Le mie sortite sul Carso ad ascoltare il silenzio, il sibilo della Bora, il fruscio dell'erba alta e secca, assaporare l'aspro del vino (Teran) in un'osmiza con lo sguardo sul golfo azzurro quasi sempre tenue (il mare di Umberto Saba) o verso la sconfinata estesa carsica fin oltre il confine con la Slovenia alla ricerca visiva del paese natio di Srecko Kosovel, il più grande poeta del Carso, tutto questo mi dava grande fonte di ispirazione per la mia musica".

* È questo che troveremo nel tuo album?

"Sì, è proprio questo che ho raccontato in musica proprio nell'album 'Trieste, ieri un secolo fa'. Un'opera in sostanza con un cast vocale e strumentale di alto livello artistico".

* Non temi che possa essere considerato datato?

"No, riascoltandolo oggi non ho provato un senso di tempo andato, di cose vecchie. Al contrario, ho ritrovato tanta freschezza, come se l'incisione fosse avvenuta oggi. Infatti, inconsapevolmente mi sono accorto che le mie scelte appassionate di allora e l'amore per la musica folkloristica, naturalmente rinvigorita da un solido e lucido linguaggio jazzistico, mi avevano fatto anticipare i tempi, le mode di oggi. Mi sembra quindi una bella idea far conoscere alle nuove generazioni ciò che un musicista di frontiera ha realizzato in passato anche perchè 'Trieste, ieri un secolo fa' è stato un disco per certi versi anticipatore sia per il recupero della memoria storica sia per le commistioni tra jazz e musica popolare".

Con questo progetto Fragiacomo si ripropone come una delle voci più impegnate sul versante del sincretismo tra jazz, musica accademica e tradizioni popolari dell'Est Europa, grazie anche a preziose collaborazioni con artisti del calibro di Markus Stockhausen, Moni Ovadia, Fulvio Tomizza, Enrico Baj, Daniele Abbado, Bruno Chersicla, ma anche al caloroso riscontro di critica in tutta Italia compreso il riconoscimento nel referendum della rivista "Musica Jazz" entrando nella top ten dei migliori dischi jazz italiani dell'anno.

Rosanna Turcinovich Giuricin

Quotidiano "La Voce del popolo" - Fiume (Croazia)
29 marzo 2006

 

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